BARI – P.U.G.

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luogo
Bari
Progetto
BARI – P.U.G.
Anno
2013 - 2014
Tipologia
13.02 - Piano Urbanistico Generale
team

Mauro Sàito, B. Gabrielli (2013-2015, capogruppo), S. Stanghellini (dal 2016, capogruppo), F. Cellini, F. Nigro, G. Cafiero (Telos srl), R. Gerometta (Venetoprogetti srl)

consulenti

(P.U.G. S) C. Angelastro, P. P. Pirro, A. Spada, V. Cosmi, I. Corchia, L. De Gasper, R.Lorenzo, G. Muratore, M. Paolanti, L. Pollastri, G. Roth, S. Sivilli

 

 

collaboratori

A. Canta, A. Labriola, M. C. Petralla, D. Mancini, G. Stingi, L. Gatto, F. Roman, F. Vanin, V. Polizzi, L. Naldi, A. Pavan, G. Alvisi, U. Gentile, M. Tangari, G. Conte, M. Battaglia, G. Arbia

stato
bozza di P.U.G. S consegnata a Febbraio 2014 - bozza di P.U.G. P consegnata a Dicembre 2014
Descrizione

È consolidato da tempo che il ruolo di un Piano è quello di spiegarlo. Non si tratta però soltanto di evidenziare i suoi contenuti costitutivi, ma anche di dar conto e ragione delle scelte che sono state operate. Se nel primo tempo di applicazione della legge del 1942 l’interlocutore cui ci si rivolgeva era chi doveva giudicarne la legittimità e le scelte per portarlo all’approvazione, oggi l’interlocutore è soprattutto il cittadino che è legittimato ad esprimere il proprio contributo critico al processo formativo del Piano, o comunque al suo affinamento.

Pertanto, ogni qualvolta si deve costruire la Relazione ad un Piano, occorre chiedersi quale è il linguaggio che occorre adottare per renderlo comprensibile nelle sue scelte e nei suoi contenuti. Il criterio che si è seguito in questa Relazione è stato quello di rendere chiari i punti di partenza, a costo di una semplificazione che, per gli addetti ai lavori, può anche essere considerata banalizzante i diversi problemi affrontati.

Alcuni obiettivi che il Piano deve perseguire sono diventati in oggi di comune accettazione.

Si tratta di:

  • Salvaguardia del territorio, dell’ambiente e dei beni culturali storico – artistici. Più recentemente si è diffusa l’idea della salvaguardia del patrimonio agricolo ed ambientale, cui consegue l’obiettivo di ridurre drasticamente il consumo del suolo.
  • Il tema della salvaguardia delle risorse ambientali è diventato assai più complesso, innestandosi su di esso il tema del potenziamento delle stesse, dando luogo a nuove “figure” di Piano: corridoio ecologico, permeabilità del suolo, valorizzazione delle acque ecc., tutte facenti capo alla triade “acqua, aria, suolo”.
  • Anche il tema della salvaguardia dei beni culturali si è dilatato ed al tempo stesso è stato approfondito: il Centro Storico non è più soltanto il nucleo antico della città di cui è necessario tutelare i manufatti “monumentali”, ma è un “unicum”, un bene culturale in sé con tutte le sue componenti, monumentali e non, in quanto è la sua struttura unitaria che occorre tutelare. È bene culturale non solo il Centro Storico, ma anche il territorio storico, l’architettura moderna, l’architettura industriale ecc.
  • Il Recupero del patrimonio residenziale, di qualunque epoca, è a sua volta un obiettivo largamente diffuso, e consegue a quello relativo al blocco di consumo di suolo.
  • Il suolo agricolo non è più riguardato come un bene “esterno” alla città, ma è concepito come un bene ad essa sempre più integrato e solidale.
  • Il tema delle viabilità non riguarda più e soltanto la necessità di disegnare un sistema infrastrutturale efficace, ma è inteso a privilegiare due figure spesso trascurate: il pedone ed il ciclista. Compare quindi nel Piano una rete pedonale e ciclabile che nel passato mancava.

La condivisione di questo insieme di obiettivi pone una serie di problemi che conseguono ad una concezione del Piano che può essere considerata “capovolta” rispetto a mezzo secolo fa.

L’accento è, infatti, posto sulla ricomposizione interna della città esistente e non più sulla sua estensione fisica. Mentre nel passato le tecniche del Piano erano volte al progetto dell’espansione e quindi alla valutazione delle condizioni della rendita che veniva creata attraverso il Piano, oggi la rendita è un valore consolidato il cui ruolo è, nella sua attivazione, quello di creare risorse per “migliorare” la qualità urbana attraverso un rapporto pubblico – privato che il Piano si assume il compito di definire.

Si rende, infatti, necessario mettere a punto i modi attraverso i quali – con il Piano – possono essere perseguiti obiettivi – base, veri e propri “fondamenti” della disciplina urbanistica:

  • privilegiare lo spazio pubblico sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo;
  • privilegiare i servizi d’uso collettivo: aree per lo sport, per i parchi e giardini, per le scuole d’ogni ordine e tipo, per i parcheggi pubblici, ecc.;
  • garantire gli equilibri ambientali necessari per il benessere e la salute della popolazione.

In sostanza, la “città privata” della residenza, del commercio e della produzione deve essere considerata come supporto della “città pubblica” per garantire un sistema urbano efficiente, vivibile, attrattivo.

1.Tale ruolo è giuridicamente definito – in particolare – dalla legge urbanistica n. 1150 del 1942 (la “madre” ancora vigente delle leggi urbanistiche italiane).

2.Il fatto che il consumo di suolo sia cresciuto in Italia in maniera esponenziale, è stato accertato attraverso diverse fonti (ISTAT, ricerche ministeriali ed universitarie, ecc.), ma ciò che costituisce più precisamente l’idea dello “spreco” della risorsa suolo è la constatazione che tutto questo è avvenuto senza alcuna relazione con la crescita demografica. Il suolo urbanizzato di Bari è cresciuto quattro volte rispetto a quello di 50 anni fa, ma la popolazione è addirittura regredita.