BAT – Il Mare Grande Parco Pubblico

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luogo
Margherita di Savoia - Barletta - Trani - Bisceglie
Progetto
BAT – Il Mare Grande Parco Pubblico
Anno
2017
Tipologia
17.11 - Concorso internazionale di progettazione
committente
Provincia BAT
team

Mauro Sàito, Progetti e Opere srl (capogruppo), StudioSilva srl, TPS PRO srl, ing. A. Lattarulo, dott. C. A. Lipparini, ing. arch. D. Mancini

consulenti

prof. ing. R. Tomasicchio, prof. arch. S. Stanghellini, dott. D. Paltrinieri, arch. D. Delle Foglie, arch. M. Valente

collaboratori

arch. G. Graziani, arch. C. Masciopinto , ing. T. Piludu, ing. C. Vizzarri, arch. A. Giorgio, arch. S. Mastrolonardo, arch. A. Ancarola, ing. I. Elia

stato
Concluso - I classificato
Descrizione

Il rapporto e la riconnessione fra l’individuale e il contesto in cui è inserito è il fulcro dei processi di rigenerazione e ciò che li distingue dalle altre tipologie di intervento. Infatti, nella prassi, amministrativa e progettuale, le funzioni sociali ed economiche sono trattate quale elemento accessorio alla composizione architettonica. Salvo poi fallire la collocazione degli interventi sul mercato e nello spazio sociale.
Nei processi di rigenerazione, invece, l’analisi e il monitoraggio di queste funzioni sono contestuali alle elaborazioni progettuali, essendo il cuore del processo e la costruzione di valore.
L’elaborazione della strategia di un processo e la sua attuazione, quindi, non possono prescindere dalla condivisione delle scelte tra i diversi attori e le diverse prospettive, alle cui dinamiche deve rispondere e corrispondere una flessibilità progettuale e procedurale; per questo, gli strumenti urbanistici dovrebbero tendere a forme flessibili, capaci di accogliere e di alimentarsi dell’innovazione sociale, invece di inibirla con un sistema di vincoli che tendono a rendere statico sia il mercato sia l’evoluzione del paesaggio architettonico. È illusorio pensare di poter fermare il tempo, musealizzando i tessuti urbani, slegando gli interventi di recupero dalle dinamiche sociali. Il mondo cambia, la percezione stessa dello spazio è modificata dalle nuove tecnologie. Non si può non tenere conto del mutato contesto culturale, senza sfruttare la varietà di strumenti per includere utenti e cittadini nei processi che sono a disposizione dei progettisti.
Non si può più considerare l’architettura un tema di soli tecnici della costruzione. Le funzioni dei volumi sono oggetto di considerazioni multidisciplinari, dalle funzioni ai valori correlati.
Per questo la rigenerazione deve essere imperniata sui nodi della complessità e della valorizzazione: “nel rapporto negoziale si confrontano gli interessi della collettività, di cui è portatrice l’Amministrazione, e quello del privato. Il negoziato tra le due categorie di soggetti, variamente motivati, si svolge in presenza di asimmetrie informative. Il privato non può conoscere il sistema di obiettivi specifici dell’Amministrazione ed i suoi criteri di valutazione. L’Amministrazione può solo ipotizzare, con stime, i prezzi e costi del privato. Il ruolo svolto dalle attività̀ di valutazione è dunque cruciale. Tuttavia la negoziazione in merito ad uno specifico progetto resta confinata in una dimensione molto riduttiva, quando i contenuti del progetto non sono compatibili con il quadro di assetto della città o almeno non sono collegati ad una visione dell’Amministrazione sul futuro della città. Entrare nel merito dei nodi che connotano il percorso di definizione dei progetti urbani, evidenziandone le criticità̀ e proponendo contributi teorici e metodologici volti a rendere più efficiente, trasparente e condiviso l’intero processo ed in particolare la fase della negoziazione pubblico privato1”.
La Rigenerazione diviene, quindi, quel particolare processo di governo delle trasformazioni del territorio capace di ri-generare risorse. Per cui, promuovere e sostenere l’innesto delle forze innovative nella filiera dello sviluppo locale, in modo che tutti gli attori possano beneficiare del cambiamento, diventa nuovo ruolo strategico delle PA. E nuovo deve essere anche l’approccio alla definizione l’interesse pubblico, che è l’innovazione stessa e la sua capacità di distribuire benefici.
È proprio nella natura collettiva del processo di sviluppo economico, interazione tra produttore e utente nella creazione di valore che trova la sua spinta innovatrice la rigenerazione urbana. L’identificazione e la
1 cfr. Rapporto SIEV – Società Italiana di Estimo e Valutazione in collaborazione con Università IUAV di Venezia
mappatura di queste dinamiche è propedeutica al governo dell’ecosistema, che non può non essere governance della conoscenza, attraverso sistemi d’innovazione e di diffusione orizzontali e aperti, dove le barriere tra pubblico e privato si riducono nel rinnovato e trasparente panorama del rischio e ciclo dell’innovazione.
La gestione della complessità per la costruzione dell’interesse collettivo, secondo uno schema che vada dall’individuale alle dinamiche complesse è l’equilibrio strategico – che è equilibrio dinamico di del sistema analizzato ed interpretato – è stato ricercato e rielaborato in una rappresentazione dell’interesse collettivo a partire dalle sue dinamiche di formazione.
I tecnici cercano tra gli strumenti della loro professione soluzioni alternative a quelle disfunzionali operanti. Correntemente si parla spesso di sviluppo endogeno, salvo poi proporre soluzioni procedurali e progettuali più adatte a rigenerare se stesse che il Sistema, da cui erano decontestualizzate. L’incapacità di leggere e agire su elementi e relazioni, deriva spesso dalla frammentarietà del sapere e dalla confusione della memoria: il sistema urbano attuale è ipercomplesso, con una struttura rigida di stratificazioni disfunzionali. Insomma manca spesso nelle prassi correnti una visione strategica generale. Ecco il problema fondamentale, manca l’interpretazione abduttiva della situazione, in grado di aggredire le condizioni multidimensionali del degrado urbano. La sua struttura portante della visione generale deve essere relazionale, secondo uno schema che vada dal particolare al generale e viceversa, come dal passato al futuro attraverso un presente aperto, non chiuso su se stesso, producendo forme di economia circolare. Non serve, dunque, soppiantare una prassi con un’altra, un gruppo con un altro, quanto operare un rivolgimento culturale, impiantare la visione di futuro e attivare la responsabilità del presente nei cittadini e negli operatori economici e culturali.
Si tratta di innovare il processo di costruzione dello spazio pubblico.
Per farlo occorre riconnettere la sfera d’azione individuale alla costruzione dell’interesse collettivo, elaborando un processo di rigenerazione che ne sostenga e renda visibile la costituzione, al fine di tenere vive le relazioni tra azione e responsabilità individuale e creazione dei valori collettivi.